Approccio e stile di Carolyn Carlson nella danza moderna

Approccio e stile di Carolyn Carlson nella danza moderna

Il passaggio di testimone tra i primi artisti di danza moderna, ossia quelli che hanno vissuto per intenderci sino alla fine del XX secolo, e quelli della seconda generazione (dal 1900 in avanti), avviene per mezzo di molti artisti, in questo articolo tratteremo di una danzatrice di modern in particolare, tale: Carolyn Carlson.

La quale attraverso gli insegnamenti del proprio maestro, Alwin Nikolais, intraprende oltre al suo percorso di studi della danza moderna, anche la sua vincente carriera artistica come ballerina nel Mondo del Modern.

Carolyn Carlson, come allieva di Nikolais apprende una metodologia di insegnamento e coreografica che cerca di dimenticare il movimento ed il passo codificato (come quello del lavoro accademico), avvicinandosi sempre più in maniera marcata al lavoro d’improvvisazione, nel quale tutt’oggi, tutti i ballerini di modern si ritrovano.

Questo genere di preparazione basata sull’improvvisazione anche compositiva (a livello quindi coreografico), viene raggiunto da tutto il gruppo di studio di Carolyn Carlson.

Il modello danzario di questa artista fa trasparire una quanto più estrema fluidità di movimenti, lo stile di Carlson è inoltre contornato da una gestualità corporea e degli arti perenni, specialmente per quanto riguarda l’utilizzo delle braccia.

Questo utilizzo smodato della gestualità, nasce direttamente dalla tecnica di decentramento di movimento nata attraverso la disciplina appresa dal mentore Nikolais.

Simbolismo e coscienza si mescolano sapientemente in un connubio danzario che coinvolge tutta la sua tecnica, la ricerca del poetico è resa possibile unicamente dal fatto che Carolyn tenta con tutta la sua forza, la ricerca del mondo interiore dell’essere umano, nel suo caso, di se stessa.

Le immagini nel suo stile poetico di visione del ballo, sono molto importanti poiché si susseguono in maniera del tutto naturale ed allo stesso tempo restano evocative, allusive e sfuggenti; grazie a questi elementi si giunge quindi come nella coscienza in un luogo sottile intriso di accomunamenti di simboli.

In un tale contesto riesce ad acquisire un profondo senso il gesto naturale e quotidiano, la movenza è perciò riportata alla sua forma pura e naturale senza alcun tipo di riferimento ad un determinato binario scenico o narrativo.

Tutto questo regala alle creazioni coreografiche un’atmosfera di ripetitività (ma al contempo di originalità dei movimenti), che trasforma la rappresentazione dell’opera in un varco atmosferico privo di un ancoraggio spazio-temporale; come se si assistesse ad uno spettacolo naturale talmente coinvolgente da farci perdere la cognizione sensoriale e la connessione sia allo spazio che al tempo.

E’ dopotutto possibile affermare che il lavoro di Carolyn Carlson è indubbiamente la forma evoluta dello stile sia “Astrattista” che di “Motion” legati al mentore di lunga data Alwin Nikolais, all’interno dei quali le masse, i pesi ed i volumi dei corpi si limitavano a rappresentare la perfezione del movimento e la sua qualità, uscendo dalla classica cornice descrittiva e della narrazione, anzi, ignorandole completamente.